State a casa, ma aiutate la scienza

Partecipare a un progetto di citizen science può essere un grande aiuto per raccogliere, catalogare e analizzare dati. Anche a tempi del Coronavirus


La scienza ha fatto grandi progressi. Li stiamo toccando con mano durante questa epidemia di Coronavirus. La cura è ancora lontana. È vero.
Ma vi assicuro che una così vasta produzione di articoli e un così aperto scambio di dati è senza precedenti. I progressi che stiamo facendo in tempi così ristretti un tempo non sarebbero stati possibili.

Io lavoro in un laboratorio. Ma sono impotente. Mi è piaciuta l’iniziativa britannica che ha chiamato a raccolta i suoi scienziati con la domanda banale: “Sei un scienziato? Cosa sai fare?”

Mentre sono a casa mi sono chiesta “come posso continuare a contribuire alla scienza in modo attivo”? Oltre a preparare le future lezioni, scrivere protocolli e bozze di articoli, come posso aiutare nella raccolta di dati?

La risposta è la Citizen science. È accessibile anche da casa: basta uno smartphone o un computer. Alcuni progetti chiedono di condividere osservazioni o elaborare dati. Ci sono giochi online. E c’è bisogno di tradurre, digitalizzare, aggiungere metadata. Sono tutte attività che posso fare, spaziando nei campi più diversi della conoscenza: dalle piante agli animali, dalla musica alla storiografia. Le possibilità sono molteplici.

Ora i citizen scientists si stanno impegnando anche in progetti utili alla ricerca sul coronavirus.

Ho raccolto alcuni progetti che potrebbero essere interessanti. Coprono diverse discipline e propngono varie attività.
Se volete cercare più proposte, vi invito a visitare Scistarter o Zooniverse.

Qualche esempio. Ecco cosa offre la citizen science

STALL CATCHER: combattere l’Alzheimer giocando a un gioco online.

GLOBE AT NIGHT se prima di andare a dormire avete bisogno di una boccata d’aria, aprite la finestra e fotografate il cielo per mappare l’inquinamento luminoso

METEO NETWORK: sistema i dati meteo di 400 stazioni meterologiche sparse nel mondo dal tuo computer per renderli visualizzabili. Puoi anche contribuire con i dati relativi alla tua città

GEOTAG-X aggiungi un tag geografico alle foto provenienti da disastri umanitari. Arriverà un aiuto a persone in difficoltà

ITALIAN CENTRAL APPENINES Aiuta gli scienziati a classificare le specie presenti sulla catena appenninica.

SMITHSONIAN TRANSCRIPTION per chi vuole trascrivere e rendere digitali documenti storici

LIVING WITH MACHINE Se si interessato alla sicurezza sul lavoro e all’interazione uomo-macchina questo è il progetto che fa per te. Con l’analisi degli articoli di giornale studiamo gli effetti che l’introduzione delle macchine ha avuto sulla vita umana.

GALILEO per aiutare a progettare esperimenti

THE BIOMEDICAL CITIZEN SCIENCE HUB Anche la ricerca scientifica è caratterizzata da una produzione eccesiva di dati e documenti. Serve individuare e condividere ricerche di valore. Unico requisito? La passione per le scienze biomediche

VOLUNTEER SCIENCE è invece una raccolta di giochi online che durano dai 2 ai 5 minuti. I giochi sono stati progettati con lo scopo di aiutare la science

DEEP MOJI Siamo nell’era dell’intelligenza artificiale. Se hai un account Twitter, aiuta a tracciare le emozioni legate ai discorsi che parlano delle nuove tecnologie.

Restate a casa e buon divertimento con la scienza.

La scienza deve essere open, ogni giorno

E se i principi della open science venissero applicati alla pratica quotidiana del laboratorio?

La confusione del laboratorio ha un impatto negativo sulla riproducibilità degli esperimenti

Sono rimasta in laboratorio da sola. Dovrò arrangiarmi per i prossimi quindici giorni. L’assenza della mia collega che lavora qui da anni desta la mia preoccupazione.
Mi impegnerò a decifrare protocolli non aggiornati o a inventare qualcosa per far fronte agli omissis.
Perderò tanto tempo alla ricerca di reagenti disposti senza un’ordine apparente. Spalancherò le porte dei refrigeratori per cercare di svelare l’arcano che contengono. Troverò provette dalle scritte cancellate, siglate, scarabocchiate o reagenti ormai terminati.

No organizzazione, no dati

E non è solo un problema di organizzazione del lavoro. Spesso diventa difficile anche il confronto dei propri dati con i risultati ottenuti in precendenza dal tuo stesso laboratorio. Come faccio a sapere se ho impostato bene il mio esperimento? Se i risutati sono in linea con gli indizi raccolti prima del mio arrivo?
Manca un registro dei risultati e non so come i miei predecessori hanno condotto gli esperimenti. Alla faccia dell’openscience e della riproducibilità. Come potete immaginare, mi è impossibile attenermi a questi principi.
Se, ad esempio, mi avesse scritto l’editore di Molecular brain per chiedermi i dati grezzi dei nostri esperimenti, io non sarei stata in grado di rispondere. E lo stesso hanno fatto il 98% degli scienziati a cui li ha richiesti. Certo, non tutto è frutto della disorganizzazione. C’è chi deve nascondere i dati, chi li ha falsificati, chi non ha ripetuto gli esperimenti un numero di volte sufficiente a confermare il risultato. Ma sono convinta che molti di loro non fossero in grado di trovare i dati.

Ingoio rabbia, mentre provo a lavorare con l’affanno di cercare ciò che manca.
Ma intanto decido di scrivere questo post per proporre possibili soluzioni al caos che regna sovrano in molti laboratori.

Openscience: cosa significa?

Paola Masuzzo, in occasione di un seminario presso l’University College di Dublino, ha fatto un bel riassunto dei principi dell’openscience.
Collaborare, scambiare, dialogare, scambiare dati e risultati. Si tratta di azioni virtuose ad ogni livello. Non stiamo parlando di ideali applicabili solo alle pubblicazioni scientifiche liberate dalla gogna della peer review.

Openscience nel mio laboratorio

Per avere un open access ai documenti del laboratorio sono necessari dei sistemi che permettano la condivisione dei protocolli. Non basta scriverli e condividerli. È importante anche registrare le revisioni. Una modifica al protocollo apportata da un collega, potrebbe non valere per tutte le applicazioni.
Uno strumento molto semplice per condividere i protocolli potrebbe essere Google Drive, ammesso che siano accesso con possibilità di modifica.
Una piattaforma più elaborata è invece Protocols.io.


È importante unire in un unico posto note, figure, idee e possibili sviluppi nel momento in cui il laboratorio comincia a immaginare un articolo. Una piattaforma utile perché capace di coinvolgere tutti i collaboratori nella scrittura dell’articolo è Authorea, di cui peraltro avevo già parlato.
Più diretta e semplice, per la gestione delle annotazioni quotidiane è Hypothesis.io, che permette di aggiungere note e commenti di fianco a un testo condiviso da tutti.

Quartzy serve per l’organizzazione del laboratorio e la suddivisione dei materiali. È uno strumento per ritrovare provette, campioni e reagenti distribuiti nei vari armadi e congelatori dei laboratori.
Altrettanto utile sarebbe un’immagine con la distribuzione interna dei materiali.

“Se uno vuole ricordare allora ha bisogno di un’immagine…”

Susan Sontag

E Google map ci viene in aiuto con la mappatura degli interni.

I dati possono essere condivisi e elaborati in collaborazione con i colleghi. Non è forse una garanzia di correttezza oltre che la possibilità di rintracciare l’autore degli esperimenti?

E voi quali strumenti avete sperimentato? Avete voglia di condividerli?

Quanto inquiniamo con i social media?

Passare il tempo sui social media contribuisce all’inquinamento dell’ambiente. E gli Italiani trascorrono sui social sempre più tempo

Noi italiani spendiamo 6 ore davanti al computer e almeno 2 ore chiacchieriamo sui social media. Ma che impatto ambientale ha tutto questo?

Il report Digital2020 è online. Andando a cercare i dati relativi all’Italia, scopriamo che l’82% della popolazione italiana usa internet e che stiamo in media 6 ore davanti al computer.
I social media ci tengono compagnia per almeno due ore al giorno. Le piattaforme che prediligiamo sono Youtube, Whatsapp, Facebook, Instagram.

Amiamo i video, lo streaming che ci permette di riascoltare  trasmissioni radio, podcast o guardare trasmissioni televisive.

Ma quale impatto hanno i social media sull’ambiente?

Mentre stiamo su internet, magari solo per passarci il tempo, stiamo consumando batteria e quindi energia. Ma quanta? Guardare un video o ascoltare un podcast fa differenza in termini di impatto ambientale?
Una serie di domande affiora nella mia mente mentre scorro i dati dell’ultimo rapporto.
Dalla rete arrivano alcune risposte. Alcuni studi scientifici hanno cercato di rispondere proprio a queste domande.

I telefonino sono sempre più rapidi nel download e scambiano pesanti pacchetti di dati.  Ma le batterie si scaricano sempre più in fretta.
Secondo lo studio di Eliott John (presentato alla SEEDS Conference 2018)  la rete, il dispositivo, le app in uso e l’utente determinano il consumo della batteria.
Eliott nel suo studio ha testato l’uso di alcune applicazioni, monitorando il consumo della batteria, il calore generato (che è una misura diretta dell’energia consumata), e l’utilizzo della CPU.

I video consumano di più della musica in streaming. Si consuma meno connettendosi a una rete wi-fi piuttosto che usando il network dati del telefonino.

Tuttavia con la rete wi-fi la CPU è maggiormente sollecitata.

Esperimento uso cellulare

I social media fanno “viaggiare” pacchetti di dati. Ma a che prezzo?

Nel 1992 creavamo 10 GB di dati al giorno, che sono diventati 100 GB all’ora nel 1997 e 28.875 GB al secondo nel 2013. Questo è quanto riporta l’articolo di Can (2017). Secondo “The Digital Universe in 2020durante quest’anno consumeremo  40 miliardi di gigabytes di dati.
I ig data sono utilissimi per orientare il mercato, per cambiare le policy degli stati, per spostare le opinioni delle masse. I big data consentono agli stati e alle aziende di raccogliere dati importanti che, una volta elaborati, aiutano a migliorare la gestione dell’energia e delle risorse.

Tuttavia, da uno studio del CERN, emerge come gli scienziati siano preoccupati dal consumo di energia richiesto dall’elaborazione di una quantità di dati così grande. Stiamo parlando dei big data generati da un importante esperimento di fisica, ma forse qualche regola in un’ottica green andrebbe introdotta anche nel caso dei piccoli generatori di big data, che siamo noi.

#LabWasteDay

One week wastes of my lab
One week lab wastes to be autoclaved

I didn’t know this campaign, the #LabWasteDay, started the last September. But I collected independently some of the wastes pictures we produced in my lab because I was astonished. I realized that it is a big amount of wastes only when I had to sterilize them before throwing them in the common bin. As you can see from the picture above,  these wastes were mainly represented by single-use plastics. They went in contact with cells or bacteria and we can’t use them again.

In one week we are able to produce around five bags of plastics waste. Too much for me, because we are a very little university (we are just four people working here).
And it is also too much for the environment because the plastic material can’t be recycled. It is not included in the list of things that we can put in the plastic bin and it is a complex object, a mixture of materials. Continua a leggere “#LabWasteDay”

Manca in Italia – parte seconda

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Continuo con la serie “manca in Italia“. Dopo aver pubblicato un primo post sui vantaggi dell’internazionalizzazione della ricerca scientifica, ora voglio condividere una piccola riflessione sulla possibilità di fare progetti e ottenere finanziamenti nella posizione di postdoc.

Qui in Slovenia, l’assunzione di un postdoc viene considerata una ricchezza non soltanto per la sua pluriennale esperienza. La possibilità di coinvolgere il postdoc nella richiesta di finanziamenti statali è concreta. Il postdoc, se ha un punteggio sufficientemente elevato grazie alle sue pubblicazioni, può chiedere denaro per un progetto e può arrivare a ottenerlo. Continua a leggere “Manca in Italia – parte seconda”

Internet e la ricerca

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Internet venne fondato quest’oggi, cinquant’anni fa. Il miracolo avvenne a cavallo tra due Università che si scambiarono il primo messaggio. Siamo dunque in un ambito legato a quelle che per l’epoca erano le frontiere della ricerca.
Ma cosa significa oggi internet per la ricerca? Continua a leggere “Internet e la ricerca”

Manca in Italia – parte prima

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Con questo post desidero iniziare a scrivere alcune considerazioni su cosa mi ha insegnato il vivere in paesi diversi dal mio.
Nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di avere una folgorazione. Dopo un’adolescenza e una giovinezza trascorsa sempre nei soliti luoghi, con le stesse persone e con le consuete abitudini mi sono trasferita prima all’estero e poi in tante città diverse in Italia.
Già adulta, la mia vita ha preso una nuova piega grazie a questi spostamenti. In tre anni ho traslocato sette volte e ho cambiato lavoro cinque volte nel giro di sei anni.

È stato faticoso. Sì, lo è stato. Ma credo sia stata una gran fortuna fare tutta questa fatica. L’arricchimento personale ottenuto da questo continuo peregrinare non è barattabile con alcuna ricchezza. Continua a leggere “Manca in Italia – parte prima”